Diego Spagnoli: ‘Quella volta che pensai che la storia di Vasco fosse finita male. E invece…’

Diego Spagnoli è uno dei personaggi più importanti e più noti all’interno del mondo di Vasco Rossi. Stage manager e presentatore della band del Blasco, collabora praticamente dagli esordi con lui. Per chi volesse conoscere meglio la sua storia può andare su Diegospagnoli.it e acquistare il suo dvd. Nelle scorse settimane l’artista ha rilasciato anche una lunga intervista (che abbiamo pubblicato sulla pagina Facebook) in cui ha parlato del periodo relativo alla crisi oltre che del suo rapporto con Vasco, svelando anche alcuni retroscena.

L’intervista a Diego Spagnoli

Questa l’intervista rilasciata da Diego Spagnoli:

Il mondo Vasco: “Faccio parte di una leggenda, sono contento e felice di essere lì. E’ una cosa che ho voluto, non mi è capitata per caso. Ho 61 anni, sono pochi quelli in giro che c’erano quando anni fa ci tiravano le lattine piene. Abbiamo faticato, abbiamo avuto la tenacia e alla fine siamo qui”.

I meriti: “Quando la gente viene allo spettacolo non deve pensare al nostro lavoro duro, deve sognare. Io so che faccio quel lavoro e voglio che serva per far godere le persone. Quando tu vedi un risultato su uno sforzo che hai fatto, quello è uno dei piaceri della vita”.

La performance è studiata o hai carta bianca?: “Carta bianca, nessuno sa quello che preparo, neanche il cantante. Tutti vogliono avere quella tensione perché non sanno cosa aspettarsi da me. E’ un gioco, mi sono reso conto che arricchisce lo show, posso dire che mi sono inventato la presentazione proprio all’ultimo minuto”.

Retroscena sul Tour Indoor

Sul Tour indoor in cui non ha presentato ma ha aperto i concerti: “Mi è stata data la possibilità di aprire i concerti con Attack and Party. Posso dire che da parte della direzione artistica è arrivato il messaggio secondo cui quella situazione non la vedevano bene. Quell’anno mi è stato chiesto di aprire. Nessuno pensava di poter suonare prima di Vasco. Eravamo alle prove con Arnoldi a Pieve di Cento, nei momenti vuoti bisogna inventarsi qualcosa. Allora ho fatto il progetto, l’idea era fare canzoni di donne cantate da un uomo. Alle prove stavo remixando, il fonico mi dice < Bella questa cosa qui >. Passa anche Fini e non dice nulla. Arriviamo alla data zero e proprio Fini mi guarda e mi fa <Mi han detto che fai delle cose interessanti. Domani attacca e fai delle cose per i fan>. Io e Fulvio facciamo la data a Mantova, scendo dalla performance e Guido Elmi mi dice <Avete spaccato. Bello! Farete tutto il tour>. Alla fine ne è valsa la pena, ci siamo divertiti”.

Il rapporto con il pubblico: “Ho molto rispetto per il pubblico perché è il cliente diciamo. Io per primo deve trattarlo bene, perché è lui che compra il biglietto, è lui che deve essere soddisfatto. Il mio servizio è certo per l’artista, ma in funzione del suo pubblico. La band si deve esprimere al meglio perché devono dare un’emozione al pubblico”.

Le canzoni di Vasco

Qual è la canzone di Vasco più sottovalutata: “Le canzoni di Vasco sono canzoni di tutti. Una sua canzone è anche una tua canzone, io non saprei dire qual è la canzone più sottovalutata. Una volta pensavo anche io che ci potessero essere cose di secondo o terzo grado. Parlando con lui, però, mi sono reso conto che non si può essere sempre a manetta”.

La più bella cantata dal vivo: “La mia canzone preferita è Vivere. Mi piace il concetto. A seconda del periodo, a seconda della scaletta, del tour e delle sensazioni che ha il cantante, c’è un pezzo che si lega a quel momento storico. Ad esempio E adesso che tocca a me e Quante Volte, vedo lui, ho visto le sue sofferenze e le sue gioie e quando le canta mi fa venire la pelle d’oca”.

Le collaborazioni con altri grandi artisti: “Si ho collaborato con Baglioni, Venditti, De Gregori ecc. Ognuno ha la propria personalità e ha il suo mondo e va rispettato per quello. C’è chi è più mestierante, chi è un grandissimo professionista. Io metto a disposizione la mia professionalità”.

La presentazione della band

La presentazione della band migliore: “Io penso che quella di Modena Park voi fan non la dimenticherete più. Sono molto legato anche a Imola, anche per cose generali. Io non ci bado molto, viene spontanea, mi invento qualcosa da dire che lasci il segno. Credo che quella di Modena Park sia venuta particolarmente bene anche se pure in quel caso non ci ho pensato molto. Due giorni prima pensavo che questo evento se lo ricorderanno molti ma cosa vuol dire ricordare? In qualsiasi caso si ricorda sempre. Perché come conosci una persona in poco tempo? Quindi in alcuni casi resta il ricordo e per questo motivo è importante lasciare un bel ricordo”.

La presenza di Guido Elmi alla presentazione a Modena Park: “Anche quella non era studiata. Generalmente veniva su in occasione dei bis. Io, personalmente, se sono qui devo un grazio sicuramente a Vasco ma anche a Guido. E’ stato lui ad alzare il telefono e a chiamarmi”.

La malattia di Vasco e il palco del Tour dei Festival

Diego Spagnoli è tornato sul periodo più buio della storia di Vasco Rossi:

Il periodo più buio della storia di Vasco tra il 2011 e il 2012: “Non è che non posso dire, non voglio dire nulla perché vorrei dimenticare quel periodo. Dico solo una cosa: finito il concerto al Cromie di Castellaneta (era cambiato il manager), vado nei camerini guardo Vasco e questo manager e gli dico <Non ci siamo>, e il manager mi dice <Ma come Diego, è stato bellissimo>. A quel punto gli ho risposto <Tu allora non sei mai stato ad un nostro concerto> e me ne sono andato. Per me è stata una coltellata nella schiena perché si vedeva che stava male. La cosa che mi ha fatto un piacere enorme è stata la rinascita. Perché quando sono tornato a casa dopo il concerto al Cromie ho detto a mia moglie <Tutte le storie finiscono, ci sono quelle che finiscono bene e quelle che finiscono male. Quella di Vasco Rossi, purtroppo, è finita male>. E, invece, lo hanno preso per il rotto della cuffia e dopo qualche mese eravamo in tour di nuovo. Questa sua forza di volontà mi ha dimostrato che è una persona, un uomo magari pieno di difetti ma con tanti pregi. Voglio vedere in quanti hanno la forza di volontà che ha avuto lui per uscirne”.

Sul palco del Tour dei Festival: “Quest’anno la struttura è impostata come se tu andassi a casa di altri. Non è che puoi imporre, certo che tu proponi la tua scena, i tuoi impianti, ma sempre adattandoti al Festival. Il bello e il brutto è che io arrivo e devo lasciare la possibilità di lavorare a chi c’è prima e chi c’è dopo. Devo guardare anche le tempistiche degli altri, non solo il mio tempo di lavoro. E’ molto bello lavorare nei Festival, perché questo gioco del rispetto”.

Ringraziamo ancora Diego Spagnoli per la disponibilità e la pazienza avuta nel risponde a tutte le domande. La riproduzione è consentita previa citazione della fonte.

Qui gli ultimi 15 minuti della video intervista

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